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Il Grande Drago Rosso e La Donna Vestita di Sole by Cielo Amaranto

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Note dell'Autore:
Questa storia è stata scritta per una sfida di racconti originali sul sito Out Of Time. Il tema era "dipinti", con un limite di cinquemila parole. Io mi sono ispirata ai due quadri "Il Grande Drago Rosso e La Donna Vestita di Sole" di William Blake. Questa storia si è classificata al terzo posto.

Noterete che il limite di parole ha limitato molto la possibilità di sviluppare la vicenda come si conviene. Ho intenzione di farla diventare una storia a capitoli. Ma inserisco comunque la versione che ha partecipato alla sfida, per amor di completezza.


Il Grande Drago Rosso e La Donna Vestita di Sole


Ho who bends to himself a Joy
Doth the winged life destroy;
But he who kisses the Joy as it flies
Lives in Eternity’s sunrise

W.Blake


Arol sospirò incantato mentre il suo sguardo si posava sulla rocca. Aveva viaggiato a lungo nel deserto per giungere al luogo più importante del regno e, man mano che l’immagine diventava sempre più nitida all‘orizzonte, sentiva aumentare il senso d‘urgenza. Ormai poteva scorgere perfettamente le alte, imponenti mura di pietra nera e il luccichio delle armature degli arcieri. E se ascoltando le leggende aveva sempre ritenuto la cosa improbabile, vedendo la costruzione di persona era certo che ciò che si narrava su di loro fosse vero, che fossero in grado di lanciare i loro dardi tanto lontano da non permettere ad un eventuale ospite sgradito nemmeno d’avvicinarsi alla dimora della Donna Vestita di Sole.
Il giovane si passò una mano sulla fronte per asciugare il sudore, prodotto dalla calura ma anche dall’innegabile emozione di avere la possibilità d’incontrare la sua signora. Diede ordine d’affrettare il passo e spronò il suo destriero dal manto fulvo. Gli animali erano stanchi, anche il suo seguito ormai dava segno di cedimento, eppure la vista della rocca così vicina l’aveva persuaso a spingere le loro possibilità al limite: stava per ricevere grandi onori. Non vedeva l’ora di attraversare i bei cancelli di bronzo e poter sfiorare la pietra bruciata delle solide mura.
Isabel osservò la fortezza con terrore crescente. Man mano che l’orizzonte si faceva più vicino quelle mura nere diventavano sempre più minacciose. Legata mani e piedi e trattata poco meglio d’un fagotto, sapeva d’essere il motivo principale di quel viaggio estenuante attraverso il deserto. La stavano portando dalla Donna Vestita di Sole. Un brivido le corse lungo la schiena nonostante il caldo soffocante. S’era offerta lei per quella missione. Aveva scelto di rischiare la morte per donare un futuro migliore alla sua gente. Eppure, il coraggio le veniva meno ad ogni passo.

La notte era un placido rifugio e le stelle illuminavano la radura. I Figli del Grande Drago Rosso avevano preparato tutto con estrema attenzione.
Dover nascondersi come vermi striscianti nel sudiciume, dover relegare i loro incontri alla più bieca clandestinità faceva loro rabbia, ma non potevano fare altro. Le leggi della Donna Vestita di Sole erano chiare in proposito: chiunque cercasse la conoscenza uscendo dal sentiero per lui preparato era condannato a morte. Eppure, essi non erano riusciti a spegnere il fuoco del loro desiderio e a conformarsi alla regola. Non erano riusciti a scegliere la tranquillità della protezione della maga rinunciando alla curiosità, alla voglia di conoscere e di fare. C’era magia in quel mondo, c’era bellezza, ma nessuno desiderava esplorarle: la vita era tranquilla sotto il giogo della Donna Vestita di Sole e questo era abbastanza. I Figli erano dunque criminali, esseri abbietti che sfidavano le leggi stesse del creato, poiché la Luminosa Dama rappresentava la volontà celeste, ed eran costretti a incontrarsi nell’oscurità per parlare, imparare e conoscere.
Quella notte solo i più meritevoli si erano riuniti, solo coloro cui il Grande Drago Rosso aveva parlato di persona e che avevano imparato da lui il più grande segreto, il modo per liberarsi dal terrore della morte e della sorte loro destinata.
Anche quella notte il maestro parlò loro a lungo, alla luce del fuoco. Isabel l’ascoltò rapita, come sempre succedeva. Egli era il loro modello e la loro guida, colui che aveva scelto di condividere la sua conoscenza con il popolo invece che tenerlo nell’ignoranza, colui che aveva deciso di alimentare la fiamma del cambiamento e della gioventù invece che spegnerla nella soffocante stasi. Quand’ebbe concluso il discorso, tutti tacquero a lungo, poiché egli aveva detto loro qualcosa di davvero inaspettato. Fu Isabel la prima a rispondere e il maestro annuì. Isabel sorrise. Se tutto fosse andato com’egli aveva previsto, finalmente avrebbero potuto smettere di nascondersi.
Arol poté cessare di trattenere il fiato solo quando il Grande Drago Rosso se ne fu andato, spiegando le grandi ali e svanendo nell‘aria fresca. Era rimasto nascosto tutto il tempo, sotto un cespuglio irto di spine, con la consapevolezza che se avesse respirato troppo forte avrebbe gettato via la più grande occasione della sua vita. Non era riuscito a sentire una parola di ciò che il traditore aveva detto, ma, ora che si era dissolto nel buio che gli apparteneva, poteva finalmente dare il via all’operazione.
Erano anni che gruppi scelti in tutto il regno davano la caccia a quella gente. Da prima che lui nascesse i più grandi eroi s’erano cimentati nell’impresa. Ma avevano trovato sempre e solo pesci piccoli, sostenitori del Drago che però non erano nella stretta cerchia dei suoi discepoli, esseri indegni che erano stati giustiziati subito dopo la loro cattura, pubblicamente, come monito per le genti del regno. Arol il Cacciatore era stato il migliore. Era riuscito a giungere a loro, il gruppo di adepti che prendeva ordini direttamente dal Drago. Ora, doveva solo catturarne uno. E la sua vita sarebbe cambiata per sempre. Modulando con maestria la voce, lanciò il richiamo del gufo. Il segnale.
Il piccolo drappello dei suoi uomini calò sui fuorilegge come un unico, grande predatore notturno dalle nere ali. Fu con grande rabbia che Arol constatò che quegli sbandati che non sapevano cosa fare della loro vita erano però molto lesti nel fuggire. Se l’era aspettato, naturalmente: se non fosse stato così, sarebbero stati catturati da tempo… eppure, quella sfida alle sue capacità lo mandò in bestia. Gli sporchi traditori si divisero quasi subito, correndo via come i ratti che erano, sfruttando ogni angolo di boscaglia per far perdere le proprie tracce. Ma il giovane comandante non era riuscito a localizzare il loro luogo d’incontro per farseli sfuggire come sabbia tra le dita. Reagì immediatamente, senza guardarsi intorno con aria stupita come spesso capitava al cacciatore inesperto, che resta immobile e disorientato senza sapere chi inseguire. Lasciando che l’istinto lo guidasse, prese a rincorrere una fanciulla scalza, probabilmente una semplice contadina che invece di compiere il suo dovere s’era fatta sedurre dalle lusinghe del Drago, famoso per la sua capacità di irretire il popolo e dissuaderlo dal seguire la regola della Luminosa Dama. Arol era stato il miglior cacciatore del regno, aveva sempre amato l’estasi del braccare la preda, e quell’inseguimento non faceva eccezione: sentì ribollire il sangue mentre la ragazza si faceva sempre più vicina. Era svelta e furba, molto agile, riusciva a sfruttare il bosco e le ombre da esso create a suo vantaggio con naturalezza e questo gli fece ancor più piacere, era come tentare di catturare una lesta cerbiatta.
Quando la sua mano si strinse attorno alla chioma color della notte, l’urlo di lei fu la sua vittoria. La contadina non sapeva combattere. Tentò d’agitarsi, per un momento Arol temette che arrivasse a strapparsi i capelli pur di fuggire. La strattonò con forza, facendole perder l’equilibrio. Ella cadde anche per colpa del suo stesso impeto. Lui l’immobilizzò e non poté reprimere un moto di disgusto mentre l’ammanettava. Lei lo fissava piena d’odio, lo sguardo di una gatta selvatica chiusa in una trappola, ma Arol percepiva in esso anche un certo senso di superiorità, come se quella giovane conoscesse qualcosa che lui non sapeva e si facesse beffe di lui. Trattenne l’impulso di schiaffeggiarla, richiamò invece a sé i suoi uomini. Scoprì presto che gli altri criminali erano fuggiti, ma al momento non importava.
Avevano una preda, una vera discepola del Grande Drago Rosso.
Ora dovevano solo raggiungere la fortezza della Donna Vestita di Sole.


La cella era sporca e umida, insopportabilmente calda. Isabel dovette trattenere un conato di vomito: non desiderava peggiorare la situazione con l’odore delle sue stesse secrezioni. Non le avevano slegato le mani, avevano certo paura che il Grande Drago Rosso, colui che ogni buon cittadino teme più di qualsiasi altra cosa (a parte il Vortice dell’Oblio, ovviamente), le avesse insegnato ad utilizzare la magia del mondo, quella che la Donna Vestita di Sole teneva solo per sé, negando al suo popolo la conoscenza per paura di perderne il controllo. La giovane contadina cercò inutilmente di sfilarsi le manette: i cerchietti di metallo fulgente erano stretti e resistenti. Quel cacciatore di taglie sapeva il fatto suo. Per un attimo fu presa dallo sconforto, ma si costrinse a darsi un contegno. Le mani legate non erano un problema.
Aveva paura, certo. Avrebbero potuto ucciderla subito, prima che potesse lasciar cadere il Seme. Ma aveva accettato il rischio e il Grande Drago Rosso non abbandonava coloro che amava più d’ogni cosa, le menti che s’erano svegliate dal sonno dell’ignoranza per reclamare il posto e la dignità che spettava loro.
Si sdraiò nell’angolo più buio della cella, cercando d’approfittare di quei momenti d’attesa per riposarsi. Ora quel giovane dallo sguardo freddo stava certamente parlando con la Luminosa Dama. Si domandò come fosse possibile che tanti desiderassero così ardentemente d‘essere accolti al suo cospetto, di potersi prostrare ai piedi della Donna Vestita di Sole.
Ella era una maga potente e temuta, che governava il regno da tempo immemorabile, tanto che alcuni pensavano che in realtà non esistesse, ma fosse impersonata da fanciulle sempre diverse. Sua nonna soleva raccontarle, nelle fredde notti d’inverno, come la Luminosa proteggesse tutti loro, come li guardasse e sapesse sempre cosa facevano e come agivano, come si comportasse di conseguenza: con i suoi poteri era l’unica in grado salvare l’anima dei defunti dal Vortice dell’Oblio, indirizzandola verso un luogo puro ove poter riposare in pace. Quindi, se la piccola Isabel avesse fatto la cattiva, la Donna Vestita di Sole avrebbe potuto punirla e gettarla nel Vortice per l’eternità.
Lo stomaco della ragazza si contrasse ancora una volta. Anche se quella maga spregevole utilizzava quelle storie per tenere sotto controllo il suo popolo, il suo potere era reale. Anche se era ovvio che la Luminosa non poteva realmente sapere tutto quello che ogni suo suddito faceva (o non avrebbe avuto reali problemi con i discepoli del Drago, nonostante la protezione che lui poteva dare), certamente ora sapeva di lei. Rischiava di morire consumata dalla sua luce in una pubblica esecuzione, di essere utilizzata come esempio per coloro che ancora desideravano ribellarsi alle leggi.
Di nuovo dovette ordinarsi contegno: si sentiva prossima al collasso nervoso e sarebbe stata una gran sciocchezza. Muoiono tutti, prima o poi. Quella era la più grande lezione che aveva imparato dal suo maestro, la lezione che tutti facevano più fatica ad imparare. Tutti muoiono e tutto finisce lì. Niente Vortice, niente di niente, era tutta un’enorme fiaba. Quando la vita finisce, non bisogna temere, perché i morti non soffrono. Ma proprio perché la Dama non era in grado di condurre le anime altrove, la vita che avevano, dovevano viverla. Quella era la verità, le storie raccontate dalla Luminosa servivano solo a terrorizzare le genti del regno e assicurarle obbedienza. Se Isabel fosse morta, non ne avrebbe comunque sofferto.
Quindi, non doveva aver paura. Se poi tutto fosse andato bene e fosse rimasta al mondo, lei avrebbe finalmente potuto abbracciare la vera vita, quella che finora aveva condotto in segreto. Avrebbe potuto camminare a testa alta, leggere libri e studiare i segreti dell’esistenza, invece di tenere il capo chino sulla terra mentre raccoglieva le messi e fingere d‘essere felice di quella bugia sicura comprata al prezzo della libertà.
Pensò a quando il Grande Drago Rosso venne da lei, per la prima volta. Ebbe paura, ovviamente. Chi non conosceva la leggenda secondo cui egli aveva quasi ucciso la Luminosa per impedirle di salvare l’uomo dal caos? Eppure, quella storia a lei aveva sempre fatto rabbia: nonostante la Donna Vestita di Sole fosse dipinta come una vittima, aggredita per aver cercato di fare del bene, lei percepiva in essa qualcosa di distorto, di sbagliato. Per questo non era fuggita. S’era lasciata prendere per mano da quell’uomo bellissimo dallo sguardo triste, con le ali rossastre ripiegate attorno al corpo come un mantello, la coda serpeggiante. Erano andati fino al bosco senza parlare, e lì Isabel aveva incontrato gli altri, le creature che si erano liberate dal sonno della ragione e che avevano deciso di unirsi al Drago nel suo tentativo di risvegliare le coscienze dormienti. Fu allora che capì d’appartenere a loro, d’esservi sempre appartenuta. Aveva abbracciato quell’uomo bellissimo e terrificante, lo aveva ringraziato e aveva saputo che solo lui d’ora in poi avrebbe potuto insegnarle a vivere.
Ripensare al maestro riuscì a dare coraggio alla fanciulla.
Cominciò a giocherellare distrattamente coi suoi capelli mentre ripensava a ciò che doveva fare. Avrebbe confessato subito, ovviamente, di aver assistito a più riunioni. Avrebbe confessato di conoscere il Grande Drago Rosso, d’essere una delle sue apprendiste più amate. Del resto era tutto vero e se la Dama in persona avesse voluto accertarsene non avrebbe trovato tracce di menzogna nelle sue affermazioni. Avrebbe affermato di non sapere ove lui si trovasse. Anche questo era vero. Erano secoli che egli aveva lasciato la corte della Donna Vestita di Sole e vagava per il mondo condividendo la sua saggezza con chi la cercava. Nessuno di loro sapeva ove il pellegrino sarebbe giunto a portare da bere alle menti assetate. Infine, Isabel avrebbe espresso la certezza che il Drago non l’avrebbe lasciata gettare nel Vortice. Il Seme della Parola sarebbe stato gettato, rendendo la Dama vulnerabile. E il resto non sarebbe più dipeso da lei.
Se qualcosa fosse andato storto, sarebbe morta. Ma aveva scelto consapevolmente di rischiare: il Seme era un potente incantesimo che il maestro poteva legare solo ad una mente risvegliata, che quindi aveva abbastanza forza da non esserne consumata. Il Drago aveva bisogno di uno dei suoi discepoli per vincolarlo e portarlo alla Luminosa. Aveva bisogno di lei. E lei non avrebbe comunque potuto continuare a vivere quella sua falsa vita, fingendo d’accontentarsi del suo piccolo mondo quando sapeva esserci molto di più.
Cullata da quei pensieri, sul pavimento di roccia, Isabel del Drago s’addormentò.

Arol camminava nervosamente avanti e indietro, i passi che risuonavano ritmicamente nell’enorme sala affrescata. Non era abituato ad essere teso: la caccia imponeva calma glaciale e nervi saldissimi. Eppure, in quel momento, mentre i suoi stivali impolverati calpestavano il marmo bianco del lucido pavimento in attesa che il grande portone dorato s’aprisse, aveva il cuore in gola. Stava per incontrare la signora di quel mondo pacifico. Sotto il Suo dominio, grazie ai Suoi insegnamenti, il popolo s’occupava dei propri doveri con zelo, conducendo vite semplici senza lasciarsi indurre in pericolose attività che avrebbero potuto mettere in pericolo l’ordine del regno. Ai bambini era insegnato sin da piccoli il valore del lavoro, dell’obbedienza e dell’abnegazione. A coloro che conducevano una vita retta a servizio della Donna Vestita di Sole e del suo regno, ella faceva dono di un’esistenza serena e tranquilla senza pericolo alcuno e di un riposo pacifico una volta giunta l’ultima ora. Era così che il regno prosperava in letizia, tutti pagavano le loro decime regolarmente e solo pochi si perdevano in attività biasimevoli. Ed era a loro che Arol pensava.
Aveva smesso di cacciare belve da qualche anno, ormai. Suo padre gli aveva insegnato tutto ciò che sapeva addestrandolo ad essere il migliore e Arol s’era guadagnato onestamente da vivere per anni grazie alla sua capacità. Quando poi il genitore morì fu certo che la Luminosa avesse scortato la sua anima onesta fino al Sole: solo questa convinzione era riuscita a confortarlo nell’immenso dolore della perdita.
Era stato poco dopo che suo padre l’aveva lasciato, nel bel mezzo di una lunga caccia ad un lupo particolarmente bello, che aveva ricevuto la Vocazione. Una donna bellissima gli era comparsa dinnanzi. La sua presenza illuminava l’oscurità della foresta come se fosse stata la più splendida delle giornate. Con la voce più melodiosa che mai avesse udito, gli aveva chiesto di lasciare tutto e venire da lei. I suoi occhi splendevano più delle stelle, i capelli erano raggi di sole intrecciati a fili d‘oro, le labbra un invito ad amarla per sempre.
Se n’era innamorato a prima vista, l‘aveva abbracciata e aveva ricevuto un singolo, meraviglioso bacio, un istante che s‘era trasformato in un‘eternità di estasi. Le promise che avrebbe servito lei e solo lei per sempre, che sarebbe stato il suo sposo e avrebbe dedicato la sua vita a far rispettare i suoi insegnamenti. Arol aveva ricevuto la Chiamata della Luminosa. Da allora s’era adoperato a utilizzare tutti i suoi talenti per scovare i criminali e coloro che non s’attenevano alla Regola imposta dalla Dama.
E l’aveva servita bene. Sapeva che suo padre era fiero di lui, che osservava i suoi passi con crescente orgoglio. Era l’unico che finora era riuscito a mettere le mani su uno dei discepoli del potente mago che per secoli s’era opposto alla sua signora e, grazie a quella sciocca contadina, la Luminosa sarebbe riuscita a localizzare il suo antico rivale e debellarlo una volta per tutte, liberando il regno da quella costante minaccia. Il solo pensare al Drago gli faceva montare l’ira in petto.
Tutti conoscevano la leggenda del Grande Drago Rosso e della Donna Vestita di Sole. Gli anziani la raccontavano ai bimbi, i predicatori la spargevano ovunque con zelo.
Entrambi erano stati apprendisti dello stesso grande mago, il più saggio e sapiente di tutti, ormai defunto da tempo immemore. Erano stati compagni di studi, grandi amici, forse anche amanti. Si rispettavano e s’aiutavano a vicenda. Il loro potere crebbe tanto che non poterono più definirsi umani, persino la loro forma cambiò in qualcosa di superiore, rispecchiando il loro cuore, tanto buono e bello nella Dama quanto terrificante e orrendo nel Drago. Fino a che la Luminosa volle salvare coloro che ancora vivevano nel caos, coprendoli con il suo manto e proteggendoli dal dolore. Ella desiderava guidare la povera gente utilizzando il suo potere per migliorarne la vita, togliendo il dubbio e l’angoscia dai cuori grazie ai suoi saggi principi. Il Drago cercò di fermarla, poiché amava il caos e le sofferenze che all’uomo venivano dalla conoscenza pensando scioccamente che attraverso essi gli uomini potessero liberarsi da soli dell‘angoscia, come avevano fatto lui e la Dama, che però ormai uomini non erano più da secoli e che non potevano essere imitati da altri. Ma la Donna Vestita di Sole sapeva d’essere nel giusto, sapeva che il regno aveva bisogno di lei, così affrontò il Grande Drago Rosso in campo aperto, e quasi perì.
Sulla porta dorata vi era impresso quel momento, in un delicato bassorilievo cesellato da un artista che per quel lavoro ancora era ricordato e ammirato in tutto il mondo. Mostrava una splendida donna coricata, sopraffatta da un uomo in piedi, di spalle, dal corpo nudo orribilmente trasfigurato, che con la sua coda la stringeva. La luce batteva sul portale in modo che la donna rilucesse d’oro e quella luce metteva in risalto gli occhi, quasi due punti scintillanti, e la veste, realizzata tanto magistralmente da sembrare vera. L’orrendo essere che stava per ucciderla restava invece in ombra, ombra che definiva ancora di più la curva delle spalle e delle natiche e la forma delle ali spiegate. Era una scena potente, terrificante, che lo avrebbe gettato nello sconforto se non avesse saputo cos’era successo dopo: la Dama era riuscita infine a liberarsi dalla stretta mortale e aveva messo in fuga il Drago, cacciandolo dalla sua corte e condannandolo a vagare nel mondo.
Ma il mago era furbo. Aveva pescato nel torbido, scovando quelle menti scontente che non trovavano conforto nella luce della Donna Vestita di Sole, le aveva tentate con promesse di conoscenza asservendole e fuorviandole.
Ancora per poco, pensò Arol, finalmente tranquillizzato, mentre fissava il volto angosciato della donna impressa sulle porte e la schiena dell’arrogante dragone.
Ancora per poco, poi il mondo sarebbe stato finalmente in pace.

Isabel si svegliò all‘improvviso, le viscere dolorosamente contratte. Il Grande Drago Rosso l’aveva visitata in sogno, come da accordi. L’aveva confortata, asciugando le sue lacrime e circondandola con le sue grandi ali.
“Stanno arrivando” le aveva sussurrato poi. “Ti porteranno da lei. Sai cosa devi fare. Sii coraggiosa, piccola mia. Noi tutti contiamo su di te, anche se non avrei mai voluto chiederti tanto.”
“Ma io l’ho voluto” aveva risposto lei. Lui aveva annuito, con un sorriso triste. Isabel si era resa conto solo in quel momento che il Drago non rideva mai. Ma lei sperava, dopo quel giorno, di riportare l’allegria anche su quel volto antico.
“Buona fortuna, piccola mia.”
“Anche a voi, maestro” aveva risposto lei.
Ora giaceva dolorante sul pavimento nero, nell’afa soffocante, in attesa. Non ci volle molto. Quel giovane uomo dallo sguardo sprezzante, quello che l’aveva inseguita e catturata, giunse da lei con passo sicuro. Aveva la falcata del cacciatore e lo sguardo luminoso. Non s’aspettava di meno da colui che era riuscito a mettere le manette a lei, che era sempre stata lo spirito più libero. Durante l’inseguimento nella foresta Isabel pensava che alla fine avrebbe dovuto inciampare e lasciarsi catturare. Invece quel ragazzo l’aveva presa, onestamente, realmente. Le era sembrato un mostro, con quegli occhi azzurri, glaciali, che l’osservavano sprezzanti. Si era sentita sconfitta. E questo per lei significava molto. Il suo rivale era un uomo di valore.
Per pochi istanti rimasero l’uno di fronte all’altra, le sbarre di ferro battuto a separarli, ad osservarsi. Arol trovava curiosa quella creatura intrappolata. Durante quella folle corsa notturna l’aveva considerata poco più d’un animale, invece il suo nemico era assolutamente umano. Non avrebbe mai potuto sospettare di una ragazzina de genere se l’avesse incontrata nella piazza di un paese. E’ questo, pensò il cacciatore, il problema peggiore con questa gente. Come pensare che una ragazza così giovane possa portare in sé tanto male? Se non sapessi, la libererei. Se la Luminosa non m’avesse parlato, penserei d’essermi sbagliato. Invece questo scricciolo ossuto è davvero una traditrice del regno, una criminale della peggior specie.
“Come ti chiami, ragazza?”
“Isabel.” Anche la sua voce era quasi quella di una bambina.
“Sai perché sei qui, vero?”
“Volete interrogarmi. Per questo non m’avete ancora uccisa. Lo farete solo quando avrete le informazioni che desiderate.” Queste parole gli restituirono la certezza assoluta d’essere nel giusto. Dietro quell’aspetto di creatura inerte si nascondeva una mente pericolosa.
“Tu eri con il Grande Drago Rosso.”
“Non lo nego.” Coraggiosa, sprezzante. Si rendeva conto di quello che rischiava? Sì, se ne rendeva conto. Nonostante tutto, Arol sentiva l’odore della paura.
“La Luminosa vuole parlarti. Ora ti condurrò da lei. Se farai scherzi, ti ferirò in modo che tu non possa scappare. Ma resterai cosciente e soffrirai molto. Sii saggia e cammina con le tue gambe.” Isabel non riuscì a rispondere, la voce le morì in gola. Nonostante fosse stata in contatto per tanto tempo con un mago potentissimo, non poteva non aver paura della sovrana del regno, del tiranno che aveva portato una luce fasulla al mondo. Il cacciatore aprì l’inferriata e la sollevò quasi di peso, aiutandola ad alzarsi sulle gambe malferme. Isabel camminava sempre scalza e i piedi ora le facevano male.
“E tu, come ti chiami, cacciatore?” Arol rimase colpito dalla sicurezza con cui la contadina aveva identificato la sua occupazione.
“Perché vuoi saperlo?” Il sorriso della fanciulla per un attimo lo disorientò. Era come quello di sua madre quando lui diceva una cosa estremamente sciocca.
“Perchè mi hai catturato, e non era cosa facile. Se hai paura che ti faccia una magia, stai tranquillo. Noi non sappiamo fare magie. Non è per questo che abbiamo scelto di risvegliarci.”
Il ragazzo ricordò le parole della Luminosa, la sua voce gentile. Parlale. Sii sincero, non avere paura. Ti proteggerò.
“Mi chiamo Arol. Andiamo, ora.”
Isabel fu condotta su per ripide scale. Lui la teneva per un braccio e la guidava. Aveva una volontà molto forte e a lei dispiacque molto che fosse asservito al tiranno e non avesse sentito la necessità di scostare il velo di bugie che gli stava dinnanzi agli occhi rendendolo invece più bello ed elaborato. Era stato incantato e Isabel non poteva fare nulla per lui, ora. Sperò che sopravvivesse. Sarebbe stato un peccato perderlo.
Il cacciatore osservava la sua preda di sottecchi. Teneva la testa alta, nonostante stesse procedendo verso la sua stessa condanna. Gli occhi neri come la pece ogni tanto si posavano su di lui, per poi sfuggire via. Gli faceva una gran pena. Si era volontariamente sottratta agli anni felici che le rimanevano, alla gioia di farsi una famiglia, di essere serena sotto la protezione della Donna Vestita di Sole, per seguire una menzogna ancora sconosciuta. Non riusciva proprio a capire perché la ragazza di nome Isabel avesse deciso di gettare via la sua esistenza.
Giunsero infine dinnanzi al portone dorato.
Entrambi trattennero il respiro mentre s’apriva e una luce bianca e splendida inondava i loro occhi.
Isabel del Drago non aveva mai avuto tanta paura in vita sua.

Arol aveva partecipato a molte esecuzioni. Ma nessuna era mai stata preparata tanto accuratamente. I vermi catturati fino a quel momento avevano avuto diritto al pentimento e a una morte misericordiosa: non sapevano quello che facevano, non avevano mai visto il Drago e lo utilizzavano come deterrente per i loro crimini. Ma Isabel no. Lei era diversa. Lei sarebbe stata consumata dalla luce della Donna Vestita di Sole, le sue grida sarebbero state udite per tutto il regno. La sua anima non sarebbe stata portata al Sole. Isabel del Drago era destinata al Vortice.
E ancora, non piangeva. E ancora, non implorava. Non l’aveva fatto nemmeno al cospetto della Luminosa. L’aveva osservata con gli occhi grandi di una bambina curiosa e aveva risposto alle sue domande. La Donna Vestita di Sole l’aveva addirittura toccata, le aveva accarezzato i capelli e l’aveva tenuta presso di sé. In quel momento Arol era stato talmente geloso che avrebbe goduto nel vedere la traditrice piangere e implorare, senza poter reggere la vicinanza della maga. Invece, l’unica reazione di Isabel era stata tremare leggermente, non aveva tradito in altro modo l’emozione di trovarsi dinnanzi a un essere perfetto. E anche adesso che Arol la legava al ceppo, la fanciulla non faceva altro che tremare come una foglia alla brezza leggera. Non piangeva, si limitava a fissarlo con quegli occhi da bambina curiosa. Sembrava volesse leggere in lui qualcosa, e che non l’avesse ancora trovato. Quello sguardo l’infastidiva. Voleva finire quel compito in fretta, assistere con gioia alla distruzione della traditrice e ricominciare a servire la sua signora. Ma quei nodi non sembravano mai abbastanza stretti. E il silenzio si fece insopportabile.
“Perché non piangi?” le chiese alla fine.
“Non ne ho motivo.”
“Stai per morire.” Isabel gli sorrise dolcemente.
“Ma solo chi è nato può morire.”
Quelle parole lo ferirono. Non capiva perché, ma sentiva che erano la cosa più blasfema che mai avesse udito. Colmo d’ira e di paura, avrebbe voluto risponderle. Ma non ci riuscì. Le voltò le spalle e scese la lunga scalinata di pietra nera, schiacciato dal senso d‘urgenza d‘allontanarsi da quella fanciulla pericolosa. Isabel sorrise al cielo azzurro. Le dispiaceva per il cacciatore. Lei gli aveva offerto un appiglio e lui l’aveva rifiutato. Per ora, qui ci lasciamo, Arol della Dama. Ma poiché mi hai catturata, ti porterò sempre nel cuore.
La voce del magistrato cominciò a elencare i reati da lei commessi contro le leggi del regno. Le armature degli arcieri scintillavano al sole, le loro frecce dorate puntate verso l’orizzonte. Una brezza leggera si sollevò nel cortile della rocca, facendo ondeggiare leggermente i capelli di Isabel e portandole sollievo dal caldo opprimente. Sta arrivando, pensò Isabel. Il seme è stato piantato e il maestro sta arrivando.

Ciò che accadde dopo rimase confuso nella memoria dei sopravvissuti.
Arol ricordò fino alla fine dei suoi giorni la luce della Donna Vestita di Sole. L’amò con tutto sé stesso, mentre s’avvicinava a Isabel per trafiggerla.
La brezza divenne vento, il vento tempesta.
E il Grande Drago Rosso calò dal cielo, imponente, lo sguardo triste posato sul volto bellissimo di colei che un tempo era stata la persona a lui più cara. Non era mai stata così vulnerabile. Non era mai stata più bella.
E gli occhi splendenti della Donna Vestita di Sole s’immersero in quelli del suo grande rivale, il più amato, il più odiato, colui che aveva rifiutato di regnare al suo fianco. Sapeva che sarebbe venuto a salvare la ragazzina, lo sciocco sentimentale. Voleva distruggerlo. Ma era felice di rivederlo.
Isabel pianse di gioia quando il suo maestro coprì quella luce insopportabile con le sue ampie ali, e di paura quando fu trafitto dai mille raggi di sole al posto suo.
Arol gridò di gioia quando il terrificante Drago cadde ai piedi della Luminosa, e d’orrore quando il sangue della sua signora bagnò la pietra nera.

Quando riprese conoscenza, Arol era ancora nel cortile della rocca. Guardandosi intorno, capì che quasi tutti erano morti. Isabel era sparita. La Donna Vestita di Sole, era cenere.
Il dolore sembrava troppo grande da sopportare, per il cacciatore. Che ne sarebbe stato ora del mondo? Piangendo, estrasse la spada. Avrebbe finito i feriti e portato con sé il segreto della morte della sua signora. Forse in questo modo i suoi valori avrebbero continuato a vivere e il regno non sarebbe stato inghiottito dal caos. Lui avrebbe viaggiato, continuando a diffondere la regola.
Dopo aver spento l’ultima candela.
Isabel aprì lentamente gli occhi e quel gesto le bastò per comprendere d’esser viva. Era nella sua radura, circondata dalla gente che amava. Quando chiese loro che ne fosse stato del maestro, risposero che se n‘era andato. Che il dolore d’avere ucciso l’aveva scosso e che desiderava ricominciare a viaggiare nel mondo per portare conforto a coloro che avevano perso la guida. Loro erano liberi di vivere la vita che si erano scelti.
La giovane contadina tentò d’alzarsi, ma i piedi le dolevano ancora. Eppure, sapeva cosa doveva fare.
Doveva viaggiare e cercare Arol della Dama, lenire il suo odio e il suo rancore. Aiutarlo a nascere e insegnargli a morire.
Perché lui l’aveva catturata. E per questo, lei l’avrebbe sempre portato nel cuore.